La politica estera dell’Unione

Molti ne lamentano l’assenza, altri la percepiscono presente in campi cruciali

04 OTTOBRE 2015, TEATRO COMUNALE, FERRARA
Riassunto
“Esiste questa politica estera? O è solo scritta sulla carta?” domanda Thierry Vissol consigliere speciale dei media e della comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Il dibattito è introdotto osservando come la politica estera della UE risalga al trattato di Lisbona del 2009.

"La politica estera europea è molto giovane" - questo il parere di Claudi Perez giornalista del Pais - " gli stati nazione sopravvivono sempre perché non vogliono perdere il controllo sulle tasse e sulla politica estera" - prosegue Perez "la risposta europea di fronte alla crisi in Russia l’ha fatto notare nettamente. Gli USA hanno fatto capire cosa sarebbe successo in Siria, ma l’Europa si è disinteressata di questo e anche la situazione dell’Iran e dell’Egitto ha visto l’europa in una posizione molto criticabile.

Secondo Bernard Guetta giornalista francese esperto di politica internazionale, "per quello che riguarda la politica europea concordo, ma Francia e Gran Bretagna hanno una visione diversa, perché ad esempio la Gran Bretagna ha fatto un passo indietro sullo scenario internazionale. La Germania che è il paese più ricco, e più grande è un immenso paradosso, perché è pacifista e non interventista". Guetta prosegue - "L’italia, la Spagna, la Polonia adottano posizioni che si collocano in una via di mezzo, mentre i paesi baltici hanno delle speranze e preoccupazioni regionali rappresentate dalla Russia e gli olandesi e gli scandinavi che difendono i diritti dell’uomo e della donna non sono interventisti. Ci sono paesi che hanno approcci molto diversi tra loro". "Non è facile" - continua Bernard Guetta - "lo sforzo solidale nei 28 paesi membri, sono fiducioso ma si devono proteggere i confini europei, non quelli nazionali".

Il parere di Andrea Pipino, Direttore Europa di Internazionale è che "è molto complesso avere una visione univoca, ma è il metodo che deve sussistere e il compromesso è il metodo, lo abbiamo visto con la distribuzione dei migranti, ad esempio".

"La politica americana non dirige quella europea" - sostiene Bernard Guetta – ma noi europei abbiamo bisogno degli Usa. Non abbiamo una politica di difesa europea – prosegue – e quindi guardiamo sempre agli Stati Uniti, ma le decisioni militari vanno prese in tempi rapidi e l'Europa non ha un esecutivo in grado di reagire di fronte ad una urgenza”.

"La Spagna ha cercato di risolvere la situazione in modo positivo - ricorda Perez - quando 10 anni fa ha risolto un problema di immigrazione nelle Canarie di persone che venivano dal continente africano e l'Europa dovrebbe seguire l'esempio di un approccio logistico diverso aiutando i paesi d'origine”.

"Se fossimo genitori siriani - afferma Guetta - faremo tutto quello che fanno loro, perché tra una morte certa in Siria ed una morte probabile, di sé e dei propri figli, si preferisce fuggire. Ma nel quadro politico e nell'analisi degli errori – prosegue Guetta – l’errore ad esempio è stato quello di andare via dalla Libia dopo la caduta del regime. L'unico modo per risolvere il problema dei profughi di Libia e Siria è accettarli e lo dico da non credente - prosegue Guetta - ma è la compassione la risposta, al di là al bisogno di essere realistici".

"La direzione che stanno prendendo i singoli paesi - afferma Pipino - sta alimentando il risentimento e alcuni grandi paesi, come la Gran Bretagna, potrebbero assumersi il ruolo di leader su questioni globali, ma si disinteressano dei rifugiati”. "Non sono" - conclude Pipino - "molto ottimista"

(Renato Augelli)

Dichiarazioni
"Se fossimo genitori siriani faremo tutto quello che fanno adesso loro, perché tra una morte certa in Siria ed una morte probabile proprie e dei proprio figli, si preferisce fuggire." Bernard Guetta
"La direzione che stanno prendendo i singoli paesi sta alimentando il risentimento " Andrea Pipino
"La politica estera europea è molto giovane" Claudi Perez
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Profilo Aziendale Internazionale 2015

Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

L’ingresso agli eventi è gratuito, tranne quello ai documentari.

Tra gli ospiti delle edizioni passate: Natalie Nougayrède, Jayati Ghosh, Arundhati Roy, Bill Emmott, Dana Priest, Evgeny Morozov, Olivier Roy e Roberto Saviano.

Tutti gli eventi si svolgono nel centro storico di Ferrara dove è facile spostarsi a piedi o in bicicletta.

Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

Dal 2009 inoltre il festival organizza il premio giornalistico Anna Politkovskaja, per ricordare la giornalista russa uccisa nel 2006.

Il festival, nato nel 2007, è organizzato da Internazionale in collaborazione con il comune e la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna.

Per informazioni scrivi a festival@internazionale.it