A lezione di ebola

Cosa abbiamo imparato da un'emergenza sanitaria senza precedenti: il mondo è pronto a una nuova epidemia?

04 OTTOBRE 2015, TEATRO NUOVO, FERRARA
Riassunto
Nel tentativo di dare un quadro della situazione ad un anno dal picco della crisi di ebola, Concita de Gregorio intervista Meinie Nicolai di MSF, Richard Brennan dell'OMS e il fotoreporter Sergio Ramazzotti. Gli ospiti raccontano la propria esperienza a Monrovia e discutono su cosa abbiamo imparato da una delle epidemie più devastanti del secolo.

Al Teatro Nuovo di Ferrara si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti Meinie Nicolai, membro dell'International Board di Medici Senza Frontiere, Richard Brennan, direttore del dipartimento di gestione del rischio e delle emergenze e della risposta umanitaria dell’Organizzazione mondiale della sanità e Sergio Ramazzotti, fotografo e autore di 'Ground Zero Ebola' (Piemme 2015). Conduce il dibattito la giornalista Concita de Gregorio.

L'incontro si apre con un richiamo all'attacco subito dall'ospedale MSF di Kunduz; de Gregorio chiede a Meinie Nicolai un aggiornamento sulla situazione, e tutti gli ospiti e il pubblico di Ferrara esprimono a MSF la loro solidarietà.

Si inizia poi a discutere di ebola, e De Gregorio chiede a Nicolai a che punto siamo nella battaglia dell'epidemia ad un anno dal picco di contagio. «Conoscevamo ebola da prima», risponde Nicolai «ma quello che è successo tra il dicembre 2013 e il marzo dell'anno successivo ci ha colto completamente di sorpresa, e ha avuto degli effetti che non potevamo immaginare». Il medico di MSF parla di ebola come di un'epidemia senza precedenti con i suoi 11 mila morti. «Il problema principale», dice «è stato che i paesi in cui il virus si stava diffondendo non avevano le attrezzature necessarie per contenere ebola, tanto che gli ospedali stessi a un certo punto erano diventati i principali focolai di contagio. Sta a noi, per il futuro, aiutarli ad avere un sistema sanitario in grado di rispondere in tempi più brevi e con attrezzature più adeguate». Per quanto riguarda il vaccino per ebola, Nicolai afferma che il trial sta procedendo; al momento il vaccino funziona, anche se nelle prime due settimane si rimane sempre a rischio di contagio.

Prende poi la parola Brennan, facendo un processo di autocritica nella speranza di migliorare le cose per il futuro. Per prima cosa si augura che, sebbene i casi di contagio siano drasticamente diminuiti nelle ultime settimane, non si smetta di seguire i pazienti e di monitorare la situazione per scongiurare ricadute. Sottolinea inoltre questo è un compito della comunità globale, che deve rimanere vigile. Ciò che si augura, per la prossima occasione di emergenza, è che «riusciremo a conoscere le comunità locali prima e meglio, in modo di poter intervenire più efficacemente». Inoltre, «abbiamo bisogno di molta più coordinazione a livello internazionale» al fine di «prevenire, proteggere, rispondere» nel modo migliore. Brannan lamenta soprattutto l'incapacità di reagire di fronte all'emergenza per mancanza di coesione delle forze in atto, e la scarsità iniziale delle risorse, poiché il problema in una prima fase era stato sottovalutato. Spera per il futuro che «tanti progetti paralleli e indipendenti siano riportati ad una coerenza globale».

Diverso il racconto del reporter Ramazzotti, che parla della sua esperienza di vissuto personale a Monrovia, cuore del contagio. L'autore di 'Ground Zero Ebola' racconta di aver visitato tanti luoghi colpiti da guerre o calamità, ma di non aver mai visto niente di paragonabile al disastro umanitario causato dall'ebola in Africa. «Un giorno, camminando, ho visto una donna svenire per terra e cominciare a rantolare, senza che nessuno si avvicinasse», riferisce. «Il giorno dopo, quando sono passato da lì, l'ho vista sempre per terra, morta, nello stesso punto. Nessuno l'aveva raccolta: il pericolo di contagio era troppo grande». Conclude citando un rapporto sull'ebola del 1977, in cui venivano messe in evidenza le stesse linee guida emerse in seguito al contagio più recente, ma che evidentemente la comunità globale non aveva rispettato.

In conclusione, tutti i partecipanti sono d'accordo su alcuni punti essenziali che devono essere realizzati nel prossimo futuro per evitare che il disastro di ebola possa ripetersi. In primo luogo, è necessario vincere la superstizione della popolazione attraverso una corretta informazione preventiva, che tenga conto del carattere antropologico e sociale della popolazione delle zone a rischio, poiché il contagio ha cominciato ad arrestarsi solo quando la popolazione ha iniziato a collaborare. Secondo, è necessario non trascurare i superstiti e monitorarli da vicino per tutto il periodo di guarigione. Terzo ed ultimo punto, la comunità internazionale e l'occidente in particolare, devono occuparsi seriamente del problema ben prima che i primi casi approdino in Europa o negli Stati Uniti, trattando la questione come un problema urgente e globale.

(Alice Marsili)

Dichiarazioni
"Un giorno, camminando, ho visto una donna svenire per terra e cominciare a rantolare, senza che nessuno si avvicinasse. Il giorno dopo, quando sono passato da lì, l'ho vista sempre per terra, morta, nello stesso punto. Nessuno l'aveva raccolta: il pericolo di contagio era troppo grande" Ramazzotti
"Quello che è successo tra il dicembre 2013 e il marzo dell'anno successivo ci ha colto completamente di sorpresa, e ha avuto degli effetti che non potevamo immaginare" Nicolai
"Abbiamo bisogno di molta più coordinazione a livello internazionale al fine di prevenire, proteggere, rispondere nel modo migliore." Brannan
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Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

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Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

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