Chi comanda lo Stato islamico

Una setta di fanatici, un moderno gruppo armato, i soldati di Saddam in cerca di rivincita. O forse tutti e tre?

04 OTTOBRE 2015, TEATRO COMUNALE, FERRARA
Riassunto
“Sarà determinante per la soluzione della crisi l’intervento dei russi”? “Ci sono i russi… e gli americani si lamentano ….I curdi sono gli unici che combattono l’Isis e lo fanno per difendere i confini. Gli altri non sono interessati.

"I sauditi che sono contro l’Isis, in realtà temono la caduta dell’ Isis" – afferma l'orientalista e politologo francese Oliver Roy – “Il principale problema di Assad è vincere contro l’opposizione”. I russi vogliono conquistarsi dal ruolo nel medio oriente, perché sono scomparsi dal medio oriente nel dopo l’unione sovietica e per questa ragione hanno bisogno di Assad. “Putin sta aiutando Assad a due livelli" – sottolinea Roy - "combattendo le forze sostenute dall'occidente e cercando di costruirsi una posizione, ma nessuno vuole davvero distruggere l’Isis, tranne l’occidente". L’opinione di Olivier Roy è che l’Isis abbia le proprie risorse di una zona dove è situata è nell'area mezzaluna fertile. Roy sostiene che gli arabi sunniti sono fuori dai giochi in gran parte dei paesi arabi e questo significa che c’è una sorta di vuoto e l’Isis gioca bene sul rancore da parte della popolazione locale.

La senior Iraq analyst Loulouwa Al Rachid spiega come le regioni dal 2003 non sono mai state pacificate. Dopo il rovesciamento di Saddam, ad esempio Mossul non è mai stata pacificata dalla caduta di Saddam. La popolazione l’aveva a morte non solo con gli americani, ma anche contro i partiti sciiti. Il risentimento sunnita è un elemento di grande importanza. La discriminazione subita è stato l’elemento su cui far breccia. La maggioranza demografica scita viene senza dubbio avversata dalla componente sunnita. I soldati iracheni che sono sciiti, non hanno preso le armi e si sono rifiutati di difendere la popolazione locale sunnita. Mossul è caduta nel giro di un paio d’ore con un migliaio di soldati dell’ Isis. La città è stata presa nel giro di poche ore. E la popolazione ha accettato questo fatto quasi come una liberazione, perché di fatto veniva “liberata” dal potere sciita. E’ quindi preferibile il rigore islamico dell’Isis rispetto al potere del regime sciita. Al Rachid è dell’opinione che l’esplosione dello stato islamico sia nata con il ritiro dei soldati americani. Dal 2003 e sino al 2010 gli americani facevano da mediatori, nonostante fossero i primi responsabili della perdita del potere dei sunniti, ma la soluzione militare americana è stata temporanea e il problema è stato anche di carattere politico e amministrativo e nessuno può risolvere una guerra civile.

“In Siria il problema cruciale è il rapporto tra sunniti e sciiti” - questa è la convinzione del corrispondente da Beirut del quotidiano tedesco Der Spiegel Christoph Reuter “ sino a quando al potere ci sarà Assad non ci sarà l’accordo con le varie fazioni. Siamo in una situazione molto complessa. Non ci può essere la soluzione senza la Russia. I russi vogliono mostrare all'occidente che menano loro le danze, ma avremo la continuazione della guerra se non si cambia l’equazione. Il parere di Reuter è che i campi di addestramento siano molto ben organizzati, bene finanziati. Si comprende come sussista un progetto molto ben studiato, frutto di una grande operazione di Intelligence, con un lavoro di spionaggio. L’analisi di Reuter sugli ex di Saddam confluiti nell’Isis è che sono perfetti per aspettare. “Sono pazienti”. – dice Reuter “ Non succede nulla per un po’? Pensate che sia tutto calmo? Bahm! Appena non ve lo aspettate, succede qualcosa! “

Lo stato islamico ha una sua organizzazione che ricorda la Stasi della Germania Orientale del blocco ante cortina di ferro, questo significa che non si riuscirà a minare la solidità interna dello stato islamico? “Ci sono tensioni strutturali” - dice Olivier Roy – “La popolazione ha un’agenda locale, non c’è interesse a creare uno stato dal Marocco all'Indonesia, però esiste una grande narrazione che ha un gran fascino” – prosegue Oliver – “i giovani volontari mussulmani amano la narrazione attraente della Jhad e i miliziani francesi - mussulmani vanno alla guerra che considerano santa e permanente, ma sul lungo periodo ci sarà un problema di gestione dei miliziani stranieri, quindi pensano di sposarli con donne volontarie e prendono delle schiave sessuali con l’idea di costituire delle famiglie. C’è una grande contraddizione per gli aspetti insiti dell’Islam e prima o poi ci saranno dei problemi, anche perché L’Isis ha raggiunto i propri limiti territoriali. Formigli domanda “la strategia dello stato islamico è quello di provocarci a combattere?” - Olivier Roy risponde “non sono sicuro di questo. L’America non vuole mandare truppe e l’Europa non può mandare truppe. Qualche leader dell’Isis può forse pensare di coinvolgere l’occidente, ma non sono le stragi, ma la messinscena della violenza a colpire” – prosegue Roy – “E’ con la concezione della violenza soprattutto per la tipologia moderna della concezione della violenza che il 25 % dei francesi che vanno a combattere sono convertiti perché sono affascinati dalla violenza dell’Isis” e l’opinione di Christoph Reuter e “La brutalità della copertura stampa si basa tutta quanta sulla violenza”. Formigli domanda “ il pericolo è arrivato in Libia a Sirte e Bengasi. Cosa deve fare l’Europa? Deve reagire in modo più militare? Come si fermano? “replica Loulouwa Al Rachid - “La partecipazione degli europei è parte del problema, non può essere la risposta al problema” “non ci impegniamo in grandi operazioni militari perché si risolvono in disastri e nessun attore esterno può risolvere, ma può aggravare le situazioni con interventi. conclude Formigli – “Roy, vedi la soluzione a breve termine?” – Oliver risponde – “Credo che non ci sia una soluzione a breve termine”

(Renato Augelli)


Dichiarazioni
"I sauditi che sono contro l’Isis, in realtà temono la caduta dell’ Isis" Oliver Roy
"La partecipazione degli europei è parte del problema, non può essere la risposta al problema" Loulouwa Al Rachid
"La brutalità della copertura stampa si basa tutta quanta sulla violenza" Christoph Reuter
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Profilo Aziendale Internazionale 2015

Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

L’ingresso agli eventi è gratuito, tranne quello ai documentari.

Tra gli ospiti delle edizioni passate: Natalie Nougayrède, Jayati Ghosh, Arundhati Roy, Bill Emmott, Dana Priest, Evgeny Morozov, Olivier Roy e Roberto Saviano.

Tutti gli eventi si svolgono nel centro storico di Ferrara dove è facile spostarsi a piedi o in bicicletta.

Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

Dal 2009 inoltre il festival organizza il premio giornalistico Anna Politkovskaja, per ricordare la giornalista russa uccisa nel 2006.

Il festival, nato nel 2007, è organizzato da Internazionale in collaborazione con il comune e la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna.

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