Una ferita ancora aperta

Il dibattito sul massacro degli armeni di cento anni fa non si è spento. Le reticenze della Turchia e la condanna dell'Europa

03 OTTOBRE 2015, CINEMA APOLLO, FERRARA
Riassunto
La Turchia se vuole diventare uno stato maturo deve riconoscere il genocidio perpetrato verso gli armeni un secolo fa. Ancora troppi sono i silenzi.

Si è svolto al cinema Apollo il dibattito “Una ferita ancora aperta”, sul genocidio degli armeni avvenuto il secolo scorso. Hanno dialogato Antonia Arslan, scrittrice armena, Cengiz Aktar, scrittore e politologo turco, Bernard Guetta, giornalista francese. Ha moderato l’incontro Andrea Pipino, di Internazionale.

La discussione sul genocidio armeno è ancora aperta. Di fatto si è trattato del primo genocidio del Novecento che ha causato la cancellazione di una comunità da un luogo geografico. Più di un milione furono gli armeni uccisi. Per costruire una monarchia monolitica, secondo i governanti dell’epoca, era necessario allontanare le componenti alloctone, a cominciare dagli armeni.Con questa tragedia la Turchia non ha ancora fatto i conti. Dapprima ha negato il genocidio, poi ha detto che gli armeni erano stati puniti per essersi ribellati all’autorità turca, infine sono stati messi in discussione i numeri e si è detto che non esiste univocità di vedute tra gli storici sul dramma. Perché dopo un secolo è ancora necessario parlare del genocidio? Perché la Turchia se vuole diventare un paese moderno e democratico deve fare i conti con quella tragedia. La società turca, da circa 10-15 anni, ha iniziato a parlarne. Soprattutto l’editoria e i giovani studenti turchi e curdi hanno iniziato dei dibattiti, e la società sta rimettendo in discussione questo tabù. Le tesi negazioniste sono ancora presenti, ma vengono sempre discusse. Il silenzio che avvolge ancora il genocidio armeno, non è solo turco, ma comune a tante altre tragedie avvenute in altri Stati. Il silenzio è umano, ma l’aspetto turco è la molteplicità storica di popoli presenti in Turchia .

Ancora molto lavoro di presa di coscienza rimane da fare: l ’uomo della strada, soprattutto chi vive nella parte ovest del paese, a causa di programmi scolastici che non affrontano il genocidio, non ne sa niente. Invece nella zona est la situazione è diversa, perché lì avvenne il massacro nei villaggi, e il ricordo si è trasmesso per via orale. E' necessario che il processo di riconoscimento del genocidio parta dalla società.

Come spiega Cengiz Aktar, “il lavoro di memoria sta avvenendo, ma non è più un percorso politico. Ora è importante la società riconosca il genocidio, ne prenda coscienza. In questo modo le persono capiscono e ricordano.”

(Valeria Capucci)

Dichiarazioni
" si deve fare memoria del genocidio, perché è stato il primo genocidio della storia, strettamente legato a quello degli ebrei. Ma parlare del genocidio armeno non significa solo fare un’opera di memoria, ma ricordare che tragedie uguali possono ancora capitare." Antonia Arslan
"Nonostante la libertà d’espressione in Turchia sia sempre più limitata, lo Stato non blocca questa presa di coscienza da parte della società civile" Cengiz Aktar
"lo stato turco salverà la sua unità nazionale solo riconoscendo la sua molteplicità. E’ una questione di salvezza nazionale, non solo morale" Bernard Guetta
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Profilo Aziendale Internazionale 2015

Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

L’ingresso agli eventi è gratuito, tranne quello ai documentari.

Tra gli ospiti delle edizioni passate: Natalie Nougayrède, Jayati Ghosh, Arundhati Roy, Bill Emmott, Dana Priest, Evgeny Morozov, Olivier Roy e Roberto Saviano.

Tutti gli eventi si svolgono nel centro storico di Ferrara dove è facile spostarsi a piedi o in bicicletta.

Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

Dal 2009 inoltre il festival organizza il premio giornalistico Anna Politkovskaja, per ricordare la giornalista russa uccisa nel 2006.

Il festival, nato nel 2007, è organizzato da Internazionale in collaborazione con il comune e la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna.

Per informazioni scrivi a festival@internazionale.it