Congo, una storia

La lunga strada verso l'indipendenza

03 OTTOBRE 2015, SALA ESTENSE, FERRARA
Riassunto
Un viaggio alla scoperta di un paese, di un popolo e di un continente attraverso lo studio della storia, dell’archeologia, della geografia e della climatologia.

Da scrittore a scrittore David Van Reybrouck, autore di Congo (Feltrinelli 2014), racconta a Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015, l’esperienza della scrittura tra inchiesta e racconto, quando la storia e le vite umane si intrecciano.

«La storia è un piatto abominevole preparato con i migliori ingredienti» ~ cita Lagioia riferendo un passo di “Congo”. Questo “abominevole” è reso da Van Reybrouck attraverso un continuo effetto di spiazzamento che non permette di schierare facilmente i personaggi dalla parte del bene o del male. «Il libro che ho scritto – afferma lo scrittore belga – va al di là di una storia binaria», e ricorda come la sua formazione scientifica da archeologo e l’attività di ricercatore presso l’Università di Lovanio, gli abbiano fornito gli strumenti metodologici per rompere in profondità, attraverso più di 5000 fonti e almeno 500 interviste, le dicotomie tradizionali associate agli studi africani, come l’idea di un colonialismo cattivo e di un popolo oppresso buono, o di personaggi antidemocratici negativi contro un anelito tutto positivo alla democrazia. Esemplare l’operazione culturale di Mobuto che, pur negli angusti confini di una «dittatura shakespeariana», ha saputo arginare i movimenti separatisti e «unificare il Congo che in soli dieci anni sembra essere molto più unito dell’Europa dopo cinquanta», oppure la realizzazione di elezioni democratiche nel 2006 e nel 2011 che della democrazia sembrano avere solo un pallido volto.

«Come in un gioco di specchi questo libro permette di leggere la storia del Congo attraverso l’Europa e viceversa» nota Lagioia, riferendo la centralità che il Congo ha rivestito nel capitalismo globale. «Il Congo ha avuto sempre la risorsa naturale giusta al momento giusto: gli schiavi, il caucciù, l’uranio con cui venne fabbricata la bomba atomica sganciata su Hiroshima e Nagasaki, ma anche il coltan, materiale fondamentale per la fabbricazione dei telefoni cellulari e – aggiunge Van Reybrouck – non ha esaurito questo ruolo, basta pensare all’acqua potabile e alle risorse rinnovabili». Eppure, osservano gli ospiti, il Congo è vittima di una «maledizione delle risorse naturali» che spingono molti investitori a voler competere, arricchendo le élite e lasciando la ricchezza sempre meno partecipata con il popolo. Il ruolo contemporaneo che l’Africa gioca nel settore tecnologico non va al passo con la democrazia.

Un détour sulla crisi in Europa mette in luce come l’abbassamento della soglia democratica si correli anche all’incapacità di gestire la crisi migratoria odierna. «Si nasconde dietro un problema di gestione, una questione morale: che fare delle frontiere nell’Era della globalizzazione? Come decidere quali competenze dovrebbero restare nazionali e quali diventare europee?». Poichè è già fonte di discriminazione nascere in un determinato luogo geografico, è necessario che si rifletta su come affrontare la sfida delle pari opportunità. «Gli obiettivi millenari non sono solo per l’Africa, valgono anche per l’Europa» afferma Van Reybrouck. Il Congo sta attraversando uno stato di transizione democratica molto fragile in un mondo in cui le stesse democrazie europee riducono il loro potere. Con amarezza, alla domanda di un ragazzo africano se il Congo possa essere visto come libero e indipendente, Van Reybrouck risponde di no: «benchè si sia dichiarato indipendente nel 1960, il Congo non ha ancora assaporato la sua indipendenza».

(Sara Campanella)

Dichiarazioni
"«gli obiettivi millenari non sono solo per l’Africa, valgono anche per l’Europa» «benchè si sia dichiarato indipendente nel 1960, il Congo non ha ancora assaporato la sua indipendenza» «Il Congo ha avuto sempre la risorsa naturale giusta al momento giusto: gli schiavi, il caucciù, l’uranio con cui venne fabbricata la bomba atomica sganciata su Hiroshima e Nagasaki, ma anche il coltan, materiale fondamentale per la fabbricazione dei telefoni cellulari e non ha esaurito questo ruolo, basta pensare all’acqua potabile e alle risorse rinnovabili»" David Van Reybrouck
"«Come in un gioco di specchi questo libro permette di leggere la storia del Congo attraverso l’Europa e viceversa»" Nicola Lagioia
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Profilo Aziendale Internazionale 2015

Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

L’ingresso agli eventi è gratuito, tranne quello ai documentari.

Tra gli ospiti delle edizioni passate: Natalie Nougayrède, Jayati Ghosh, Arundhati Roy, Bill Emmott, Dana Priest, Evgeny Morozov, Olivier Roy e Roberto Saviano.

Tutti gli eventi si svolgono nel centro storico di Ferrara dove è facile spostarsi a piedi o in bicicletta.

Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

Dal 2009 inoltre il festival organizza il premio giornalistico Anna Politkovskaja, per ricordare la giornalista russa uccisa nel 2006.

Il festival, nato nel 2007, è organizzato da Internazionale in collaborazione con il comune e la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna.

Per informazioni scrivi a festival@internazionale.it