Invaso e abbandonato

Le preoccupazioni sull'Afghanistan all'indomani della presa di Kunduz da parte dei talebani e il ritiro delle truppe statunitensi.

02 OTTOBRE 2015, CINEMA APOLLO, FERRARA
Riassunto
Dopo quattordici anni le truppe occidentali se ne vanno. Che paese lasciano?

In quale direzione sta andando l’Afghanistan, in vista dell’imminente ritiro delle truppe statunitensi entro il 2016? Di questo si è parlato oggi nel corso del dibattito “Invaso e abbandonato”, al cinema Apollo. Hanno dialogato Mujib Mashal, giornalista afghano, Nargis Nehan, fondatrice di Equality for peace and democracy, Joel von Houdt, fotogiornalista olandese. Ha moderato Junko Terao, giornalista di Internazionale.

In questi giorni l’attenzione sull’Afghanistan è tornata alta a causa della conquista della città di Kunduz da parte dei talebani, ma entro la fine del 2016 le truppe statunitensi lasceranno il paese.

Che paese è diventato l’Afghanistan? La conquista di Kunduz è inaspettata, si pensava che i talebani non fossero in grado di conquistare una grande città al nord del paese. “Si pensava che cadessero città al sud, invece i talebani sono riusciti nella conquista di una città settentrionale – spiega Mashal ­– e ce l’hanno fatta nonostante fossero in pochi e Kunduz presidiata da forze dell’ordine e truppe americane. In due anni hanno preparato questo attacco e si fa sempre più chiaro che questo sarebbe successo, perché già lo scorso aprile i talebani sono stati fermati dai miliziani”.

La situazione è grave perché abbandonare un paese dove i talebani hanno assediato una grande città e stanno avanzando sempre di più, significa anche lasciare campo libero all’Is. La fuga verso l’Europa, che rende gli afghani il secondo gruppo più numeroso di migranti dopo i siriani, è dovuta alle transizioni politiche, economiche e militari che si sono verificate. Ci sono circa diecimila richieste al giorno per ottenere il passaporto. Il governo di unità nazionale, che era una grande speranza per il popolo afghano, si sta rivelando una delusione, perché i governanti non sono in grado di fare squadra. Il paese è in grave difficoltà, sia a causa del governo, poco lungimirante, sia per la mancanza di sicurezza. Tutti fattori che hanno portato all’insediamento dei talebani. “In questi quattordici anni l’accesso all’istruzione è aumentato, le persone hanno accesso alle informazioni e ai social media con i quali controllano l’operato del governo, ma questo spazio conquistato è molto fragile – spiega Nargis Nehan – Kunduz negli ultimi due anni è diventata una realtà più insicura, non ci sono più ONG, i talebani hanno terrorizzato le persone, prendendo anche sopravvento nell’uso dei social media. La conquista dell’accesso all’istruzione è più fragile se tornano i talebani”. Le sfide per l’Afghanistan aumentano, soprattutto in caso di ritiro delle truppe. Ma le conquiste fatte in questi anni vanno sostenute. Secondo Joel von Houdt, "Le forze straniere devono mantenere le loro promesse. Gli afghani vogliono stabilità, sicurezza, appoggio. Molti partono perché non vedono prospettive per il loro futuro".“Le sfide sono enormi, la situazione economica dura, le prospettive zero, ma la fonte di speranza è la capacità di resistenza delle persone, e i prossimi mesi saranno decisivi”, conclude Mujib Mashal.

(Veronica Capucci)

Dichiarazioni
"Si pensava che cadessero città al sud, invece i talebani sono riusciti nella conquista di una città settentrionale e ce l’hanno fatta nonostante fossero in pochi e Kunduz presidiata da forze dell’ordine e truppe americane. In due anni hanno preparato questo attacco e si fa sempre più chiaro che questo sarebbe successo, perché già lo scorso aprile i talebani sono stati fermati dai miliziani." Mujib Mashal
"In questi quattordici anni l’accesso all’istruzione è aumentato, le persone hanno accesso alle informazioni e ai social media con i quali controllano l’operato del governo, ma questo spazio conquistato è molto fragile Kunduz negli ultimi due anni è diventata una realtà più insicura, non ci sono più ONG, i talebani hanno terrorizzato le persone, prendendo anche sopravvento nell’uso dei social media. La conquista dell’accesso all’istruzione è più fragile se tornano i talebani." Nargis Nehan
"Le forze straniere devono mantenere le loro promesse. Gli afghani vogliono stabilità, sicurezza, appoggio. Molti partono perché non vedono prospettive per il loro futuro" Joel von Houdt
Download PDF
Download PDF
Profilo Aziendale Internazionale 2015

Internazionale a Ferrara è il festival di Internazionale. Un weekend di incontri con giornalisti, scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo.

Nel 2014, con 230 ospiti arrivati da trenta paesi, workshop, conferenze in live-streaming, mostre, concerti, proiezione di documentari, laboratori per bambini, Internazionale a Ferrara ha registrato 71.000 presenze, con un aumento di pubblico del 12% rispetto all’edizione precedente

L’ingresso agli eventi è gratuito, tranne quello ai documentari.

Tra gli ospiti delle edizioni passate: Natalie Nougayrède, Jayati Ghosh, Arundhati Roy, Bill Emmott, Dana Priest, Evgeny Morozov, Olivier Roy e Roberto Saviano.

Tutti gli eventi si svolgono nel centro storico di Ferrara dove è facile spostarsi a piedi o in bicicletta.

Nel corso degli anni si è provveduto a un progressivo abbattimento di tutte le barriere architettoniche nelle location del festival. Anche quest'anno, alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (LIS), al fine di integrare e migliorare i servizi offerti alle persone diversamente abili. In questo modo “Internazionale a Ferrara” si è configurato come il primo festival italiano completamente accessibile.

Dal 2009 inoltre il festival organizza il premio giornalistico Anna Politkovskaja, per ricordare la giornalista russa uccisa nel 2006.

Il festival, nato nel 2007, è organizzato da Internazionale in collaborazione con il comune e la provincia di Ferrara e la regione Emilia-Romagna.

Per informazioni scrivi a festival@internazionale.it